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Vecchio 08/09/2008, 00:57   #1 (permalink)
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Unhappy Il caso Borgonovo : la malattia dei calciatori

Serie A - Il dramma di Stefano Borgonovo

Eurosport - ven, 05 set 18:44:00 2008

Il bomber è stato colpito dalla SLA, la malattia dei calciatori: sono passati oltre 65 anni dalla morte di Lou Gehrig ma la malattia continua a uccidere e a coinvolgere sportivi. L'attaccante di Milan, Fiorentina e Nazionale è solo l'ultimo che esce coraggiosamente allo scoperto
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Vederlo in televisione immobilizzato su una sedia a rotelle, collegato a un respiratore, incapace anche di parlare ma non di esprimersi, con uno sguardo vivo e lucido ma la voce sintetizzata da un computer, è un'esperienza sconvolgente: che consigliamo a tutti. Perché i suoi sintomi sono la nostra terapia.
Stefano Borgonovo ha 44 anni, una splendida moglie e quattro figli e ha vissuto una carriera intensa all'insegna del gol cominciata a Como e proseguita vestendo, le maglie di Milan, Fiorentina, Pescara, Udinese e Brescia. Un bomber da 62 gol ufficiali, tre presenze in nazionale Under e altrettante in nazionale maggiore che conquistò il filotto Scudetto, Coppa Campioni e Intercontinentale nel 1990 con il Milan; un giocatore con straordinarie qualità di finalizzatore che inizia a fare l'allenatore con le squadre giovanili del Como nel 2002 per interrompere la sua carriera di tecnico nel 2005 all'insorgere dei primi sintomi di una malattia che purtroppo gli sportivi hanno cominciato a conoscere troppo tardi.
Ha una sigla anonima, SLA, e un nome apparentemente poco comprensibile, ma terribile: sclerosi laterale amiotrofica, il morbo di Lou Gehrig.
Una malattia che porta il nome di uno sportivo, Gehrig era un giocatore di baseball, non per un caso. I medici americani che curarano Gehrig a New York, speravano che abbinando a questa tremenda malattia il nome di uno sportivo molto popolare, la gente ne avrebbe parlato, e la ricerca sarebbe cresciuta. Ma dalla morte di Gehrig sono passati 67 anni, e anche se i passi avanti nelle cure sono stati significativi, non sono certo sufficienti.
Il fatto poi che questa malattia abbia coinvolto un po' troppi sportivi per pensare che si tratti di una casualità, alimenta sospetti: davvero molte le vittime. Le immagini di Gianluca Signorini, così drammaticamente simili a quelle di Borgonovo sono ancora negli occhi di tutti. Ma da Segato, il primo calciatore ucciso dalla SLA a soli 44 anni, a Fulvio Bernardini, da Lombardi a Minghelli, da Vincenzi a Canizza, i fascicoli su calciatori e sportivi ammalati stanno aumentando a vista d'occhio: per non parlare di chi si è ammalato di qualcosa di molto simile, e ancora poco chiaro.
Si parla anche di decine di casi molto recenti, e attuali; mentre di quelli che si sono già conclusi con il decesso di campioni del passato forse si ha troppa poca memoria. C'è una denuncia da parte della famiglia di Bruno Beatrice che ha alimentato una indagine da parte di Raffaele Guariniello, magistrato della Procura di Torino che conosce bene il caso di Borgonovo e che da tempo porta avanti un'indagine sui possibili collegamenti tra la SLA e le attività sportive professionistiche, spesso legate anche a un uso massiccio di integratori, farmaci, anti-infiammatori, pain-killers e analgesici.
La SLA è una malattia tremenda, che trasfigura di sofferenza chi viene colpito. Un calciatore, un gladiatore dei giorni nostri, è portato a nascondersi: a vivere in silenzio il suo dramma. Non Signorini, non Borgonovo: cui deve andare un grazie per come si è saputo esporre, con coraggio e determinazione, e mostrare pubblicamente i segni della sua malattia.
A Giussano, dove Stefano è nato e dove oggi vive, sta per nascere una fondazione che porta il suo nome: il nostro calcio che macina milioni tra sprechi e assurdità la sostenga. Ci sono già moltissime associazioni che si stanno occupando di questa malattia che non colpisce solo gli eroi delle figurine, ma anche la gente normale che spesso non ha le risorse, la visibilità, gli appoggi per viverla con dignità.
A margine di questo articolo troverete un paio di collegamenti esterni ad alcune di queste associazioni: non è una cosa che facciamo spesso. Ma è un modesto contributo tra i tanti che stanno invece concretizzando cose importanti come ad esempio la Fondazione di Gianluca Vialli e Massimo Mauro (conto corrente postale 0000057370983).
Stefano Benzi / Eurosport

Ragazzi, non vi nascondo che sono rimasto scioccato nell'apprendere la notizia.
Non è provato scientificamente, ma la statistica, la casistica dice fin troppo chiaramente che questa malattia va a braccetto col calcio. Non è detto che sia solo il doping, anche perchè altrimenti nel ciclismo dovremmo avere un caso al giorno. Molto più probabile invece una serie di concause : oltre al doping potrebbero influire anche i traumi alla testa, gli allenamenti duri, il contatto coi pesticidi usati per l'erba dei campi di gioco e chissà cos'altro ancora che esce fuori dalle nostre conoscenze.
Sta di fatto però che questa è ormai la "malattia dei calciatori", ed i manipolatori di tale "sport" una riflessione forse sarebbe il caso la facessero...


In bocca al lupo Borgonovo.
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Cesare a mandariino : "ti piacerebbe se io ti chiamassi volontariamente merdariino per disprezzarti e/o offenderti?"
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Vecchio 08/09/2008, 10:11   #2 (permalink)
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Sarebbe il caso che una piccola parte degli introiti dello sport fosse dedicata alla ricerca sulle malattie a vario titolo collegate a esso (e magari allo sviluppo di metodologie antidoping)..
solidarietà a Borgonovo (e agli altri malati)
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La vita è ciò che accade mentre fai altri progetti (John Lennon) - Esempio pratico: mentre Colantuono pensa alla formazione contro la Roma apprende di essere stato licenziato
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Vecchio 08/09/2008, 14:36   #3 (permalink)
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Era l'anno dello scudetto dell'inter dei record di trapattoni..l'ultima giornata del gironde di andata..inter ancora imbattuta..partita emozionante: al 90' il punteggio è di 3-3 dopo un'incridibile altalena di goal..c'è una punzione per l'inter all'interno della propria area..vedo Borgonovo, il nostro bomber, girovagare sornione, quasi disinteressato allo svolgersi del gioco..ma è un attimo..Bergomi passa la palla indietro a Zenga (ah..i tempi dei retropassaggi al portiere..), Stefano si avventa sul pallone, in pochi centimetri dribbla Zenga ed appoggia in rete..proprio sotto di noi..proprio sotto la sua Fiesole..è una bolgia..un abbraccio collettivo di migliaia di persone..piango a quel goal e piango ora..allora quasi bambino oggi ancora bambino di fornte al dolore..
ma tu Stefano non devi mollare..lo devi alla tua famiglia..lo devi al tuo orgoglio di bomber spietato dagli occhi dolci..lo devi a tutte quelle persone che, malate come te, nel tuo gesto e nella tua fama possono trovare l'attenzione che meritano..lo devi un po' anche a tutti quelli che sentono gli occhi luccicare nel rivederti dribblare quel mito di Zenga..

Il mio più dolce abbraccio
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Vecchio 08/09/2008, 14:44   #4 (permalink)
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bel post andrea
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Non sono cosi' stupido da non cambiare idea dinnanzi all'evidenza.
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Vecchio 08/09/2008, 18:34   #5 (permalink)
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Andrè ricordo quella partita come fosse ieri
che tristezza rivedere borgol in queste condizioni.

Manderei le foto di questi giocatori in giro per le varie giovanili affinchè si possa imparare che lo sport è sacrificio e non medicina!!
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I bimbi non si toccano!!! LIBERATE DENISE
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Vecchio 09/09/2008, 00:32   #6 (permalink)
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Toccante Andrea.

Gasp, ottima idea. Aggiungerei di mandarlo nelle scuole, e magari alle elementari evitare lo shock delle immagini ma parlare del potere distruttivo del doping.
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Vecchio 09/09/2008, 10:01   #7 (permalink)
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lostinthesky diventerà famoso a brevelostinthesky diventerà famoso a breve
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Originalmente inviato da ms1773p Visualizza messaggio
Manderei le foto di questi giocatori in giro per le varie giovanili affinchè si possa imparare che lo sport è sacrificio e non medicina!!


Giustissimo...
molto spesso accade il contrario...
ed è lo staff stesso che incita i ragazzi per allevare dei piccoli campioncini
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Vecchio 09/09/2008, 13:10   #8 (permalink)
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Borgonovo-Firenze, un amore senza fine09/09/2008

“Portami a casa” “Stefano, sei già a casa”, settembre di diciannove anni fa, ritiro di Milanello, venti chilometri di mobili e nebbie da Giussano, la città di Stefano Borgonovo che dall’altro capo del telefono si stava lamentando. Di cosa diavolo può lamentarsi il centravanti emergente del calcio italiano approdato al Milan di Sacchi, campione Intercontinentale, per vincere scudetti e Coppe dei Campioni? provai a domandarmi. “Gli schemi, Carlo. Con Sacchi, il centravanti non tira. Mai. Spalle alla porta. Sempre. E io quando segno?” “Ma ne hai appena fatti tre al Galatasaray?” “Ho fatto di testa mia, ma il “pelato” mica era contento alla fine.” Quindici mesi di procuratore, non un’idea ancora precisa su come funzionasse la psiche di un calciatore. Bevevo tutto. Solo più tardi avrei imparato che niente capita per caso. Dietro al lamento spesso c’è un’altra bizza da disinnescare con cura. La storia degli schemi suonava assurda. Sospirai, comunque, doverosamente afflitto e partecipe. Gli mancava Firenze, non volevo crederci. Sette mesi prima avevo preso Stefano in procura insieme a Branchini. Stefano era il centravanti della Fiorentina. Il Giuseppe Rossi di allora, per intendersi. Un bel colpo per un agente, il Colpo, per me: era il primo giocatore della Fiorentina. E’ probabile che avessi abbracciato quel mestiere ancora misterioso solo nella speranza di poter assistere un giorno un giocatore viola. Se da giornalista dovevo ogni volta fermarmi davanti all’ultima maniglia, adesso sconfinavo nell’intimità di spogliatoi, allenamenti, partite. Un’orgia di vigilie, pettegolezzi, primizie e trattative di mercato in rigorosa diretta. Il cielo con un dito. A terra pensò a riportarmi bruscamente un sabato pomeriggio Nardino Previdi, commerciante emiliano di suini nonché ds viola dell’epoca. Eravamo sulla veranda del Relais Certosa, ritiro viola: “Niente da fare. Galliani lo rivuole indietro.” scosse la testa appoggiata sul collo più largo che abbia mai visto. Borgo lì a un metro, silenzioso e rassegnato. Avevamo insistito anche noi con Galliani perché lo lasciasse un altro anno a Firenze. Borgo aveva chiesto così. Branchini per la verità era scettico, chi non lo sarebbe stato? Borgo però era in prestito secco dal Milan e non ci fu niente da fare. “Una volta a Milano avrai dimenticato tutto” lo rincuorai svogliatamente. Firenze, l’Antico Crespino e le sue catalane con l’astice dopo ogni doppietta così come le ottime focacce e gli improbabili spaghetti di Tarek l’egiziano in viale dei Mille dopo le sconfitte. E ancora le serate ad ascoltare le suppliche di Maurizio Niccolini oggi al settore giovanile viola, allora uno dei capi della curva: “Resta, Borgo, non te ne andare.” Pallidi ricordi di li a poco, pensai, il tempo di sollevare qualche coppa e Firenze sarà scordata.

Era stata una primavera viola, insolita e leggera, a tratti fantastica, quella appena trascorsa. Un’oasi nel lento crepuscolo Pontelliano. Dunga, Baggio, Eriksson, Borgonovo, ma anche giovani vivaci e ambiziosi come Carobbi, Landucci, Di Chiara, Davide Pellegrini. Gol, gioco, vittorie rocambolesche. Andammo in UEFA allo spareggio con la Roma, segnò Pruzzo, Borgo squalificato non volle guardare la partita in TV e girò in macchina per ore in una Firenze deserta aspettando il verdetto. Cosa sarà potuto fregargliene della UEFA? La B2, fresca di convocazione in Nazionale, era ormai dissolta con Borgo promesso al Milan da due mesi. Eriksson avrebbe lasciato il giorno dopo, mentre Baggio veniva promesso alla Juve per l’anno successivo. Era finita. Capii che la professione andava separata dai sentimenti: Borgonovo al Milan rappresentava nuovi guadagni e altre opportunità di lavoro. Dovevo convincermene e Borgo con me. Non so se ci ha mai provato, so che non ci riuscì. Borgo non entrò mai davvero nello spirito del Milan e quella telefonata di una sera di fine settembre avrebbe dovuto mettermi sull’avviso. Due mesi e Stefano si sarebbe infortunato al ginocchio. Pretese di operarsi a Firenze, villa Donatello, professor Aglietti. Sembrava impossibile trovargli un ospedale a Milano. Rientrò appena in tempo per portare il Milan in finale Champions con un gol e un rigore provocato nella doppia semifinale col Bayern. Il pensiero rivolto comunque alla Fiorentina. La mattina della partita era anche il giorno di Werder Brema-Fiorentina semifinale UEFA. Durante la colazione si levò una voce dal tavolo degli anziani: ”Povera Fiorentina, stasera i crucchi l’asfaltano”. Il Werder aveva quasi eliminato il Milan dalla Champions l’anno prima ed era una squadra temibile. “Non credo proprio, - si levò da un altro tavolo la voce piccata di Borgonovo. – si vede che non conosci la Fiorentina” “Ecco lui, gli tocchi la viola, gli si rizza il pelo.” “Scommettiamo un gelato?” sorrise Stefano al senatore della squadra. Finì poi 1-1, gol di Nappi, la foca viola, e Fiordilatte per Borgonovo pagato al bar di Milanello.

La stagione arrivò all’epilogo, Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e grande slam appena sfiorato per colpa della monetina di Alemao che consegnò lo scudetto al Napoli su un Milan giustamente furibondo. Non male come prima stagione in rossonero. Mezzo miliardo solo di premi.

Iniziò il mercato estivo e con quello lo stillicidio. Fino a sei telefonate al giorno, roba da Guinness nell’era pre-cellulare: “Novità?” “Nessuna, Borgo. Rassegnati, Sacchi è contento, vuole che resti.” Andò direttamente da Galliani, riuscì a convincerlo. “Vogliono nove miliardi, Pontello non può spenderli –dovetti informarlo il giorno successivo - A Firenze è un inferno, Baggio è andato alla Juve, Battistini all’Inter, anche Dunga è pronto a scappare. Ci sarebbe il Toro, assegno in bianco, Borgo, pensaci bene.” Avevo fatto dei progressi ma che magone. Ripetevo queste parole e pensavo: ma sono io quello che sta parlando? E’ proprio mia la voce che cerca di essere più convincente possibile per non farlo tornare? “Voglio la Fiorentina, possibile che non capisci?” Capivo, capivo anche troppo bene: Firenze, Firenze, l’ossessione sua, mia, di tutta la città orfana di Baggio. E come se non bastasse ci si metteva pure Chantal incinta da quattro mesi: “Alessandra deve nascere a Firenze, abbiamo comprata casa e metteremo su un negozio di antiquariato. E’ deciso.” Una sera di inizio luglio la svolta improvvisa, Mario Cecchi Gori che si collega al telefono con lo studio di Biscardi, Rai 3. Pochi istanti ed ecco la vocione del produttore cinematografico. La linea però è disturbata. “Mario puoi ripetere per favore?” “Ho appena comprato la Fiorentina e Borgonovo dal Milan, mi avete sentito?” Tutta Firenze aveva udito perfettamente, il figliol prodigo poteva tornare. Dodici ore, nemmeno, ed eccolo al Franchi. A casa sua. Proprio come stavolta, diciotto anni più tardi, per il terzo ritorno. Il più emozionante.

Carlo Pallavicino - La Nazione
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Vecchio 09/09/2008, 16:15   #9 (permalink)
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Che tristezza.
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Vecchio 09/09/2008, 16:55   #10 (permalink)
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gente d'altra razza vi posto una cosa che mi fa piacere leggiate:

5 Settembre 2008
Articoli by Gens Romana
Ricordare e riflettere

di fila 60.

E’ stato l’ultimo pugno nello stomaco della settimana.L’intervista Stefano Borgonovo è stata un colpo molto forte per quelli della mia generazione.Borgonovo ha la mia età, è del 1964 e di lui ho un ricordo vivo fin da quando giocava con il Como di Rino Marchesi che con la Roma non perdeva mai.
L’immagine trasmessa da Sky è stata scioccante. Così come splendido è stato vedere il sorriso di un atleta ormai devastato dalla malattia ma che ha ancora voglia di combattere. Come il grande e compianto Gianluca Signorini. Stefano sa che non c’è più niente da fare e lo sappiamo noi tutti, ma vuole che la sua storia,dopo quella di altri suoi sfortunati colleghi,sia di monito e serva per studiare e capire e sconfiggere un avversario misteriosa, agghiacciante e tuttora invincibile.
Devastante.Non mi viene in mente nessun altro termine per definire questa storia.Una storia che ci fa ricordare le nostre domeniche di 20 anni fa ma che ci presenta adesso il conto.E che CI DEVE FAR PENSARE soprattutto quando ci accapigliamo per un risultato negativo o per una decisione arbitrale o tecnica che non condividiamo.
Ricordare e riflettere sulla caducità di certi successi. Una carriera importante, costellata di successi e poi il destino che ti presenta il conto.
E’ la settimana del ricordo questa. Il ricordo di due Campioni del Calcio, giocatori universali e senza bandiera.
Gaetano Scirea lo vidi nella Primavera dell’Atalanta, protagonista di grandi sfide con la Roma che all’epoca travolgeva tutto e tutti. Fortissimo già allora. Poi l’esordio in Serie A. Elegante e classico come un vestito Principe di Galles. Ogni anno che è venuto all’Olimpico a giocare contro la Roma era uno di quelli mai fischiati e mai contestati. Classe cristallina e correttezza assoluta.
UN CAMPIONE DEL CALCIO e per questo non lo potevi fischiare. Magari non era la stessa cosa con Gentile,Tardelli,Furino. Ma Scirea…
Lunedì scorso mi sono imbattuto in un programma dedicato alla Juventus trasmesso da Sky. E c’era il ricordo del Grande Gaetano.Mi sono fermato perchè a me piace il calcio e Gaetano Scirea era il calcio, insieme a tanti altri campioni come lui. Peraltro confesso che lo guardavo con grande attenzione, come facevo con alcuni altri giocatori dell’epoca che occupavano il suo stesso ruolo, perchè nella mia indegna carriera di giovane calciatore giocavo proprio da libero rubare con gli occhi era una grande scuola.
E’ stato un bellissimo ricordo quello di Sky. Immagini d’epoca e anche private.Soprattutto immagini anni 70/80 quelle delle quali la mia generazione ha grande nostalgia.Poi l’agghiacciante annuncio di Sandro Ciotti alla Domenica Sportiva e Tardelli che scappa in lacrime dallo studio.
La distruzione in un secondo dell’inattaccabile mondo dei calciatori professionisti, che poi alla fine sono persone come noi.
Giacinto Facchetti, un altro di questi Campioni di tutti. L’ho visto giocare tante volte con la maglia dell’Inter. Un atleta splendido e un grande giocatore.
Il ricordo però più nitido che ho di “Cipelletti” come lo chiamò Herrera la prima volta che lo incontrò sul campo di allenamento dei nerazzurri,sbagliandone clamorosamente il cognome, è un servizio fotografico in bianco e nero del Guerin Sportivo, più o meno di fine settembre 1977.
Facchetti era a fine carriera e giocava da libero. Primo turno di Coppa Uefa 77/78 . Inter-Dinamo Tblisi 0-1 gol di Kipiani a pochi minuti dalla fine. Kipiani era un attaccante molto rapido nato in Georgia che quella sera segnò forse il gol più importante della sua carriera sfruttando un errore proprio di Facchetti che uscì da San Siro tra i fischi. La foto del gol, un tiro rasoterra sul primo palo di Bordon e quella del pubblico che inveiva arrampicato sulle recinzioni di San Siro. Forse mi rimasero impresse perchè ero giovane, ma le ricordo in maniera molto viva.
Il povero Kipiani morì in in incidente stradale il 17 settembre del 2001 a soli 50 anni.
Kipiani vinse anche una Coppa delle Coppe, con la Dinamo Tblisi nel 1981 battendo in finale il Carl Zeiss Jena. E’ proprio vero che tutte le strade portano alla Roma…..
Stefano Borgonovo,Gaetano Scirea e Giacinto Facchetti.
La loro storia merita ricordi e riflessioni.
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